Il “primato ingegneristico” dell’acquedotto di Montespertoli

“Un libro dal grande valore culturale, storico ed emozionale per il nostro territorio”. Così il sindaco di Montespertoli, Giulio Mangani, ha definito il volume scritto a quattro mani da Paolo Gennai e Andrea Pestelli, “Montespertoli - Acquedotto e territorio (1884-1935)” (Editori dell'Acero, 2018), nel corso della presentazione tenutasi sabato 13 ottobre presso la sala consiliare del municipio montespertolese.


I due autori, appassionati di microstoria, hanno ricostruito i fatti che portarono alla costruzione dell’acquedotto cittadino, necessario per l’approvvigionamento idrico del paese. In particolare, il volume realizzato con il sostegno dell'Amministrazione comunale, di ChiantiBanca e di Acque spa, si focalizza sull’arco temporale tra il 1884 e il 1920, periodo di maggior sforzo per raggiungere l’autonomia idrica.


Si tratta “dell'opera più importante realizzata dal Comune nel XIX secolo”, ha evidenziato Pestelli nel suo intervento - Frutto di un grande lavoro ingegneristico, realizzato con le ultime scoperte del tempo nel campo della tecnologia”. E frutto anche della lungimiranza della classe politica di Montespertoli.


In particolare di Sidney Sonnino e del conte Ferdinando Guicciardini: è grazie all'esperienza e alle doti di gestione di finanza pubblica del primo (che fu non a caso anche ministro delle Finanze del Regno d'Italia), come ha ricordato lo storico Francesco Fusi, che il Comune di Montespertoli riuscì a finanziare l'imponente opera senza dover fare ricorso a mutui o prestiti, al contrario di tanti altri comuni rurali dell'epoca; si deve al conte Guicciardini, invece, l'uso di tecnologie avanzate per ottenere un innalzamento delle acque per un dislivello di 140 metri, che portasse l'acqua dalla sorgente Chiarina fino alla piazza Machiavelli, cuore del paese a monte.


Il Conte infatti, per pompare l'acqua a una potenza tale da far salire l'acqua, mise a disposizione il rotone del mulino di Terrabianca, una ruota idraulica verticale, alta 6 metri e con 24 cassette in grado di contenere 200 litri di acqua ciascuna, e il motore a vapore del sansificio, per sopperire alla carenza di portata d'acqua del Virginio durante il periodo estivo. “In Italia è la prima volta che l'acqua viene sollevata di 140 metri per servire un paese”, affermò lo stesso Guicciardini. Un “primato ingegneristico”, così lo ha definito Fusi, che fece salire l'esperienza di Montespertoli agli onori delle cronache nazionali dei primi del '900.


“Le tecniche utilizzate sono inedite e all'avanguardia per quel tempo - ha sottolineato ancora Fusi - difficilmente riscontrabili in altri contesti”. Il libro, dunque, racconta con dovizia di particolari l'intero iter della costruzione dell'acquedotto, senza tralasciare le difficoltà progettuali e realizzative. Ma non solo: a questo si intrecciano anche le vicende sociali e politiche del paese, che fanno da filo conduttore del racconto e che contribuiscono a delineare lo sviluppo urbano e sociale di Montespertoli.


“È un bel traguardo, un momento importante di crescita civile per la comunità - ha spiegato Gennai - Dopo che lo Stato emette un'importante legge nel 1888 che obbliga le amministrazione a dotarsi di infrastrutture per l'approvvigionamento di acqua potabile, i cittadini cominciano a pretenderlo dagli amministratori. Questo porta a frizioni politiche tra i diversi schieramenti cittadini ma anche a collaborazioni tra il Comune e i privati, con tutto un gioco di alleanze e lotte che delineerà un quadro politico che durerà fino all'inizio del primo conflitto mondiale”.


“Ricercare le ragioni storiche, riscoprire la fatica e il lavoro che c'è stato dietro alla realizzazione di quest’opera significa riscoprire la nostra storia e il senso di abitare i nostri luoghi - ha aggiunto il sindaco Mangani - Perché l'acqua era qualcosa che costava fatica avere e lo sviluppo urbano doveva necessariamente tenere conto di questo fattore. Oggi, invece, diamo per scontato che dal nostro rubinetto debba uscire l'acqua. Ma questa è una convinzione sbagliata e anche pericolosa, frutto di un'idea di progresso che considerava le risorse del pianeta illimitate. Una visione che non solo è entrata in crisi ma che ha prodotto anche effetti negativi: oggi i cambiamenti climatici stanno mettendo in discussione la nostra stessa esistenza sul pianeta. Ecco perché riscoprire il ruolo dell'acqua è un modo per guardare al passato, alle nostre radici, per comprendere meglio come dobbiamo andare avanti. Questo è il prezioso contributo del libro di Gennai e Pestelli”.


Alla presentazione del volume è intervenuto anche il vicepresidente di Acque, Giancarlo Faenzi, che ha ribadito la necessità di considerare l'acqua un elemento prezioso da non sprecare: “Uno dei messaggi degli autori è che l'acqua non bisogna darla per scontata, anzi se ne dovrebbe consumare di meno. Nel loro puntuale excursus, chiariscono infatti quanto sia complicato far arrivare l'acqua nelle case dei cittadini”. Per Ilaria Camiciottoli, intervenuta all'iniziativa in rappresentanza del CdA di ChiantiBanca, il lavoro di Gennai e Pestelli rappresenta anche “un'opera che contribuisce a valorizzare e promuovere il territorio”.