Le donne della cava di Pissy negli scatti di Francesco Noferini: la mostra al centro "I Lecci" fino al 22 aprile

Una cava, un enorme buco nella terra, dal quale sale il fumo dei copertoni bruciati usati per estrarre le lastre di granito. E poi donne, tante donne, intente a lavorare e a vivere insieme ai loro bambini in un inferno di roccia e fumi tossici.

 


È il racconto per immagini realizzato dal fotografo mugellano Francesco Noferini, “Burkina Faso. Le donne e i bambini della cava di Pissy”, che sarà in mostra dal 30 marzo al 22 aprile presso il centro per la cultura della vite e del vino “I Lecci” a Montespertoli e che sarà inaugurato venerdì 30 marzo alle ore 18.


Gli scatti di Noferini sono un pugno allo stomaco della coscienza, rappresentando la sofferenza senza mai però renderla esplicita. Sono fotografie che non provocano solo dolore e dispiacere ma anche un latente senso di colpa: per quei sorrisi e quella serenità che ogni lavoratrice espone all'obiettivo, come se tutto quello che hanno intorno non sia veramente un luogo di sofferenza.


È questo netto contrasto, sia nelle immagini che nelle emozioni trasmesse, a fare della mostra fotografica di Noferini un grande reportage fotografico. Le donne risalgono sentieri polverosi fra crateri e sassi, caricando pesanti macigni di granito sulla testa e portando con sé i propri bambini. Tutto questo senza mai smettere di sorridere, senza mai perdere la loro dignità.


“Questa mostra nasce dalla voglia di raccontare quello che molti non sanno, la vita quotidiana di donne e bambini all’interno di una cava di granito, dove la vita e la dignità della persona non ha valore. Evidenziare uno stato sociale da noi sconosciuto - racconta Noferini - Mi piacerebbe che questa mostra potesse diventare un messaggio e aiutasse a capire le reali difficoltà di questi popoli. Dare un aiuto per far sì che almeno questi bambini possano vivere in un ambiente migliore, realizzando un progetto per creare aule scolastiche e asili in aiuto a queste famiglie”.


Un'idea nata grazie all'amicizia con don Pasquale Poggiali, prete missionario che in Africa è riuscito a creare dal nulla scuole, ambulatori e chiese, grazie alla generosità e all’aiuto di tanti mugellani che si sono riuniti nell’Associazione Solidarietà Missionaria. La mostra, dunque, ha il nobile obiettivo di portare all'attenzione una realtà sconosciuta, fatta di sfruttamento e di condizioni di vita disumane.


Talk show con i ragazzi del Centro di accoglienza di Lucignano
Inoltre, nell'ambito della mostra, il 7 aprile alle ore 18 sempre nei locali del centro “I Lecci”, si terrà l'evento “Give us the voice”, organizzato dai ragazzi richiedenti asilo ospiti del Centro di accoglienza di Lucignano. Sarà una sorta di talk show, durante il quale i migranti tratteranno temi che riguardano il fenomeno migratorio, la casa, il lavoro, le relazioni e il senso di comunità, cercando di coinvolgere tutti i partecipanti.


L'obiettivo è quello di aprire un dialogo con i residenti di Montespertoli. All'incontro interverrà l'antropologo Tommaso Sbriccoli, che presenterà il progetto di accoglienza portato avanti a Lucignano. A seguire, si terrà il concerto della Spazi Aperti Band, composta dai ragazzi di Lucignano che hanno imparato a suonare partecipando al progetto dell'associazione Prima Materia sulla musica come strumento di integrazione.


L'iniziativa è organizzata in collaborazione con Prima Materia, Asev e il Comune di Montespertoli. “Questo evento nasce dal bisogno di creare relazioni con la comunità - spiega Felix Oghobase, nigeriano di 30 anni ospite del centro di Lucignano - Dobbiamo essere creativi e organizzare eventi come questo, per conoscersi, capire chi abbiamo di fronte e confrontare la nostra cultura con quella di chi vive qui”.


“Il progetto di Francesco Noferini è coinvolgente perché riporta la solidarietà ad atti concreti, alla portata di tutti - sottolinea l’assessore alla Cultura del Comune di Montespertoli, Elena Ammirabile - Il nostro compito come cittadini, non solo di Montespertoli ma del mondo, è conoscere prima di giudicare e, dopo aver valutato come, attivarci. Perché ci vuole impegno per cambiare le cose. La Toscana è una regione che da sempre ha visto in prima linea associazioni, anche molto piccole, attive nella cooperazione allo sviluppo che in poche parole vuol dire rendere, con progetti piccoli e misurabili, migliore la vita di chi abita in paesi in cui il lavoro ma anche la vita non è tutelata come in Europa. A questa occasione di riflessione, intorno a queste immagini, con l'evento del progetto Spazi Aperti vogliamo affiancare un altro punto di vista, quello di chi ha deciso che voleva una vita diversa ed ha rischiato tutto per arrivare in Europa, vogliamo sentire le loro voci. Abbiamo già aperto uno squarcio verso una realtà alternativa durante Trancity la settimana scorsa, ora vi riportiamo sulla terra ma cercando sempre di mantenere la capacità di vedere la realtà non solo dal nostro punto di vista”.


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